Istituto Comprensivo I "Via Mariani"
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Giorni strani… (Angelica)

E’ strano non seguire più le lezioni nella nostra classe, ma essere costretti a svolgerle attraverso dispositivi elettronici; è strano non poter più parlare con i compagni all’intervallo discutendo della lezione che si terrà dopo ed è strano il modo in cui ora stiamo vivendo. Oramai è passato più di un mese e solo ora mi accorgo quanta verità è presente nella frase che voi avete scritto: “C’è la fatica della scuola, ma circostanze come queste ci portano a riconoscere che c’è il gusto dell’imparare e la gioia di crescere insieme”. Queste parole hanno suscitato in me molta emozione perché mi hanno fatto capire che, nonostante la scuola possa essere faticosa, alla fine è come se fosse la nostra seconda casa, della quale non possiamo fare a meno, perché è grazie ad essa se col tempo capiamo molte più cose della vita e quindi cresciamo e maturiamo, affrontando anche le situazioni più difficili proprio come questa che stiamo vivendo. Ecco perché è così importante la scuola!

In questi mesi, però, oltre che pensare alla scuola, rifletto sulla situazione attuale, domandandomi: “Quando finirà tutto questo?” oppure “Quando riprenderemo la nostra vita quotidiana?”. Sono domande che tutti quanti si fanno, ma una invece che mi faccio io è: “Questa situazione, da una parte, ha avuto qualche risultato positivo?” Dopo diversi giorni ho capito che la risposta era sì. Nonostante sia qualcosa di faticoso e stancante, alla fine stiamo capendo molte cose: l’importanza della scuola, l’importanza della famiglia e, soprattutto, abbiamo molto più tempo a disposizione per noi, possiamo infatti ragionare su ciò che stiamo facendo o cosa vorremmo fare, insomma possiamo riflettere su noi stessiSpesso mi capita, infatti, di pensare al futuro e a che cosa succederà quando finirà tutto ciò, ma purtroppo possiamo solo aspettare e sperare che questa situazione finisca al più presto! Durante questi mesi, però, oltre che rafforzare le amicizie e svolgere i compiti che ci vengono assegnati, ho molto più tempo libero, e ad esempio ho riscoperto l’importanza della lettura dato che prima avevo molto meno tempo a disposizione, oppure ho potuto anche ascoltare la musica, un’attività che si è rivelata molto importante per me in questi mesi; essa infatti è capace di distoglierti dalla realtà per qualche minuto, di rilassarti e di liberarti da ogni pensiero che si ha in mente.

In conclusione posso dire che questo periodo, nonostante sia faticoso e impegnativo, ha anche dei lati positivi, ma si spera comunque di ritornare in mezzo ai banchi per rivivere ancora quei momenti che non si scordano mai!

“E quindi uscimmo a riveder le stelle…” (Anna)

Per me è sempre difficile iniziare a scrivere, trovare le parole giuste per incominciare a parlare di un argomento, in particolare di questo così delicato e che ha toccato le nostre vite, la nostra quotidianità, ci ha rubato la libertà e magari anche qualche persona a noi cara. Da un giorno all’altro si è impossessato della nostra vita e si è fatto protagonista. Chi lo sapeva che andasse così, chi se lo aspettava: nessuno. Ci ha colti all’improvviso, eravamo tutti impreparati, nessuno era pronto mentalmente e fisicamente, abbiamo dovuto adattarci, altri hanno dovuto combattere, altri hanno rischiato ed altri ci hanno lasciato.

È importante la consapevolezza, come dice la Preside, di ciò che stava accadendo, la consapevolezza dei gesti compiuti, la consapevolezza che non sarebbe finito tutto con un semplice schiocco di dita; la consapevolezza che l’Italia non si è fatta unita cantando dai balconi, ma dai medici, dagli assistenti, dalle forze dell’ordine, dai dirigenti ecc. che si sono sacrificati per noi persone, per combattere il virus persistente, per ridonarci alle nostre famiglie; per farci ritornare in qualche modo alla “normalità”. Quanti dottori che pur di salvare il prossimo hanno lasciato la loro vita, non si sono mai arresi, abbattuti, per cui il coraggio era la loro arma vincente; i medici con il volto segnato dalle maschere e il cuore non da meno, con tute pesanti che massacravano il loro corpo e non solo, con gli occhi pieni di lacrime per la gioia di un guarito o per un dispiacere di un morto.

Noi ragazzi per una volta abbiamo capito che dobbiamo apprezzare la scuola, che dobbiamo imparare a viverci i momenti con maggiore intensità; abbiamo capito di quanto sia importante un abbraccio o lo sguardo di un amico, di quanto sia bello vedere dal vivo i professori, il calore che solo una classe più dare, di quanto sia bello sentire la campanella che suona, di quanto sia soddisfacente portare sulle spalle uno zaino pesante e di quanto sia luminosa la nostra casa.

Paragono questo periodo di quarantena per via del Coronavirus al viaggio di Dante, ho in mente questa frase: “E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Penso che metaforicamente una volta finita questa agonia per tutti potremmo uscir da questo tunnel nero a rivedere la luce, la gioia, la felicità; le stelle saranno i nostri occhi che brilleranno come non mai di incredulità e felicità; usciremo di casa con gli occhi pesanti e i corpi sbiaditi, una faccia pallida e piena di sorrisi, ricominceremo a respirare, a cantare, a parlare e ascoltare.

La Preside ha fatto un testo che esprime la pura e semplice verità, parole trasparenti che mi toccano nel personale, è uno specchio di ciò che penso. Solo pensare di quante volte che ci lamentavamo della nostra routine, della nostra quotidianità a volte ripetitiva, noiosa e stancante che tutt’oggi ripiangiamo. Noi persone state sempre libere di fare e andare dove vogliamo, a che ora vogliamo e nel modo a noi preferito ci siamo trovate ad obblighi che mai ci saremmo aspettati.

Sicuramente questa guerra non è solamente contro il virus ma anche contro noi stessi, contro i nostri pensieri e la nostra solitudine, contro la noia e contro la paura. Io in queste settimane ho continuato a lavorare, a raccogliere idee per tenermi sul pezzo, con la mente attiva, proiettandomi già a quel ritorno che tanto desideriamo ma che non sappiamo esattamente quando arriverà. In questo periodo fermiamoci e pensiamo, tanto abbiamo tempo. Amo fare un salto nel passato, riguardare foto e video vecchi che neanche sapevo di avere; ho riaperto i quaderni delle elementari, ho letto i testi che facevo, ho riletto anche quelli di prima e seconda media e ho capito che sono cresciuta davvero molto e spero di continuare così. Voltarsi e osservare i passi fatti nel passato è molto importante per noi, capire in cosa siamo migliorati e come, capire che siamo cresciuti, che da baco stiamo diventando farfalle pronte per volare.

Penso che questa realtà non ci appartenga; voglio ritornare a guardare i volti della gente, il sorriso, le parole, voglio vedere quel gesso bianco sulla lavagna nera, voglio correre nei prati, voglio catturare le cicale, voglio parlare guardando in faccia la gente, voglio respirare aria pulita, voglio ascoltare la musica in macchina, voglio viaggiare, voglio che la gente stia bene, voglio tanto e forse sbaglio a volere per me, in realtà voglio che la gente non muoia sola, abbandonata al proprio corpo, senza la stretta di mano del proprio caro.

Questa grande sofferenza che ci sta colpendo nel profondo del cuore, i nostri occhi in questo periodo stanno vedendo immagini talmente forti e crude che si ha il timore di accendere la televisione, le nostre parole ripetitive e a volte troppo pesanti che ripetiamo alle stesse persone che ci circondano, le nostre orecchie che sentono le sirene dell’ambulanze ed ogni volta è un colpo sempre più fitto che ti penetra nelle ossa.

Ogni cosa ha valore se noi la amiamo (Marta)

Buongiorno a tutti i ragazzi e professori, anch’io come voi sono a casa per passare questo duro momento di reclusione costretta. Durante questa quarantena sono riuscita a capire qual è il vero senso di ogni cosa: la famiglia, la natura, io stessa, accompagnata a braccetto da una vita piena di insicurezze ma anche di una grande passione, quella passione che continua a batter forte nel mio cuore senza mai fermarsi. Davanti ad un meraviglioso cielo stellato sono riuscita a pensare e a riflettere dando vita a quei momenti trascorsi insieme ai miei amici e ai miei famigliari, quei momenti indimenticabili che mi hanno fatto emozionare provando un grande stupore ma anche un’enorme nostalgia. É così che ho capito quanto sia importante la vita: forse a volte la lasciamo solo correre dimenticandone l’importanza ma è grazie a questo momento di reclusione che mi sono accorta di quale sia il suo vero e profondo valore, perché ogni cosa ha valore se noi la amiamo, se ce ne prendiamo cura senza trascurarla e lasciandola alle spalle.

Ed è proprio lei, la vita, che ti permette di guardarti attorno, riesci a sentirla? Sì, la sento, è l’aria, maestosa e pura; eccolo il piccolo merlo che arriva appoggiandosi al muretto, lo sento, il calore del fuoco che mi abbronza, lo vedo, il cielo limpido abbandonato dalle nuvole, eccola la vedo, è la Terra, aspetta, se guardi più a fondo c’è un piccolo paese, l’Italia, quell’Italia tanto piccola quanto grande, un’Italia che nella sua purezza sta reagendo a questa guerra e se non te ne sei accorto guarda più a fondo: eccole le bandiere, appese su tutti i balconi di ogni casa simbolo di speranza, una speranza che non si strapperà mai dalle mani di tutti i medici che stanno reagendo. A voi, proprio a voi, medici e infermieri che state aiutando l’Italia a rialzarsi, ricordo che non siete e non sarete soli, perché noi ragazzi siamo qui a sostenervi, ad imparare da voi, a lottare chiusi in casa, speranzosi e certi di una vittoria.

Ora però è arrivato il momento, vi devo dire la verità. Mi manca la scuola, mi manca quella stridula campanella che ogni giorno suonava, mi mancano quei pesanti libri nella cartella, mi mancano gli intervalli, le risate, le lezioni e i miei compagni. È vero però, questi giorni sono proprio strani, sono più difficili e stancanti, però se ci lasciamo trasportare dall’ozio tutto questo non avrà senso, dobbiamo fare qualcosa anche noi, dobbiamo alzarci e togliere quel pigiama, dobbiamo prepararci per studiare ed infine giocare perché è anche solo quella semplice palla che ti trasporta in mondo diverso, un mondo pieno di felicità e gioia ed è così che dovremmo essere tutti i giorni, felici e gioiosi di quello che siamo e stiamo facendo. È arrivato il momento di prendersi da parte e scrivere la propria vita in matita, ricordando sempre di appuntare una regola per me molto importante: essere felice. In questo momento la regola vale per tutti, anche per i più tristi, perché senza quel sorriso sotto la mascherina non riusciremo ad alzarci dal letto per prepararsi ad un nuovo giorno. È con questa importante regola che vi saluto augurandovi di riscrivere o iniziare il libro della vostra vita, vi auguro di sentirla quella vita ma soprattutto di toccarla e di vederla, vi auguro un immensa felicità non solo a voi ma anche a tutti i medici in soccorso.

“Cercate sempre qualcosa di bello” (Keiti)

Chi lo poteva immaginare che sarebbe toccato proprio a noi passare questo momento: io personalmente sono ancora stupita da quello che sta accadendo. Siamo tutti spaventati, soprattutto noi ragazzi, che magari ci facciamo vedere da fuori come forti, ma che dentro abbiamo i nostri dubbi e le nostre paure. La lettera della Preside e dei professori spiega la situazione davvero bene: come è giusto che sia, cerca di tranquillizzare noi ragazzi, ci fa ragionare, cerca di invitarci a non buttare via questo tempo, ma di usarlo al meglio per noi stessi e per le nostre famiglie. 

È stato difficile adattarsi a quella che per questo periodo sarà la normalità, ma non avevamo scelta: la cosa importante è seguire le regole e lasciar fare il lavoro a chi ne ha le competenze. Le cose sono cambiate in fretta: un giorno eravamo tra i banchi di scuola a chiacchierare, a essere rimproverati qualche volta, a scambiarci le merende e le risate; ora ci troviamo a casa tutto il giorno a doverci vedere attraverso una videocamera, senza poter interagire come sempre facciamo. Devo dire che è difficile accettarlo, è difficile accettare di non poter avere contatti con i tuoi amici, soprattutto, perché siamo abituati a vederci ogni giorno, tra i banchi di scuola; ci sopportiamo tutte le giornate di ogni mese, e per quanto possiamo fingere che questo non ci manchi, dobbiamo accettare il fatto che ci vogliamo bene nonostante tutto.

È davvero bello vedere come la lettera parla di noi alunni, che passiamo le giornate a scherzare, sorridere, imparare, e soprattutto parlare. Il giorno in cui è incominciata la nostra permanenza a casa non pensavo che sarebbe durata così tanto; non credevo che sarei rimasta settimane a casa senza poter vedere i miei amici, ma invece eccomi qua tra le mura di una casa a scrivere una lettera. Penso che sia più facile per gli alunni di 1^ e di 2^ accettare il fatto che probabilmente non si ritornerà a scuola entro giugno, perché loro non hanno ancora finito il loro percorso, hanno ancora mesi e mesi di tempo per stare insieme. Poi ci siamo noi ragazzi di 3^, a cui tocca accettare tutto a malincuore: sono tre anni che passiamo le giornate insieme e dover finire gli anni scolastici più belli in questo modo ti fa sentire triste; pensare che il nostro percorso finirà senza un grande saluto tra le mura della scuola non è bello, e pensare che non possiamo dirigerci insieme verso il portone della scuola all’ultima campana del venerdì per l’ultima volta ci fa stare un po’ male. Quello che mi rassicura è che so che questi tre anni sono stato davvero belli, ne abbiamo passate tante insieme: siamo partiti dai primi “come ti chiami?” alla tristezza del doverci salutare in una situazione di sconforto. Tra qualche mese saremo ognuno nella propria strada, ma speriamo di ritrovarci nei prossimi anni per vedere come saremo cambiati e per darci tutti un abbraccio.

Mi ha colpito in particolare una frase della lettera che dice “cercate sempre qualcosa di bello!”: è vero che dobbiamo cercare sempre qualcosa di bello, non dobbiamo abbatterci e pensare negativo, ma dobbiamo cercare di accettare la situazione e trovare in essa la maggior positività possibile, perché siamo ragazzi e per quanto dobbiamo capire e rimanere seri, non dobbiamo spaventarci troppo, ma dobbiamo anche sfruttare questo tempo libero e fare qualcosa di produttivo e che ci distragga un po’ da quello che sta succedendo fuori dalle case.

Penso che tanti alunni si siano ricreduti sulla scuola: molti dicono sempre che non gli piace e che vorrebbero stare sempre a casa, ma adesso che, data la situazione, a scuola non si va e dobbiamo rimanere a casa tutti i giorni, penso che finalmente certe persone abbiano capito che la scuola è quella che ci fa andare avanti nella vita, è quella in cui incontriamo amici e quindi felicità, passiamo momenti che non ci dimenticheremo mai, mettiamo le basi per il nostro futuro; tutto questo non è scontato, perché si sa che è una fortuna la scuola, che dobbiamo essere grati di poterci andare e di poterci passare momenti fantastici.

La mia speranza è che si risolva presto questa situazione e di uscirne in buona salute fisica e mentale. Spero di rivedere presto i miei amici e parenti, spero davvero che si ripossa tornare a scuola per passare gli ultimi momenti che ci restano insieme tra compagni di classe, anche se è probabile che questo non accadrà. Le mie giornate sono basate nello studio, nella mia famiglia e virtualmente con i miei amici, che spero di riabbracciare al più presto!

Non dobbiamo dare niente per scontato (Simone) 

Carissima Dirigente e carissimi professori, grazie per le vostre parole e per esserci vicino in questo particolare momento. Concordo pienamente con tutto ciò che avete scritto e soprattutto con la parte in cui si parla di ciò che possiamo fare nel tempo libero.

Grazie a questa quarantena potremo provare a migliorare in molte materie; stando tutto il giorno a casa, anche solo per poche ore al giorno, possiamo dedicarci allo studio e alla scuola. Questo ci aiuta anche a passare il tempo dato che siamo rinchiusi in queste nostre case, quasi come animali in gabbia. Ho capito che la nostra libertà è una cosa importante a cui non diamo peso di solito. Tutto questo tempo ci permette anche di coltivare i nostri hobby e le nostre passioni per cui magari prima non avevamo tempo; che sia la cucina o imparare a suonare uno strumento o semplicemente giocare con gli amici anche se distanti grazie a giochi o apparecchiature tecnologiche che ci permettono di stare in contatto. 

In periodi come questo ci si accorge quanto è bella vita di tutti i giorni che noi davamo per scontata. Se ripenso al tempo in cui mi lamentavo per la sveglia che suonava presto alla mattina, alle lunghe ore sui banchi di scuole, ai compiti e allo studio da fare tutti i giorni, adesso capisco quanto ero fortunato a poter fare tutte quelle cose.

Mi mancano molto gli amici, soprattutto i compagni di squadra: non poter fare sport è la cosa che mi dispiace di più siccome per me il basket è una vera passione. Almeno ho la possibilità di allenarmi a casa visto che in cortile ho un canestro; anche a mio papà piace il basket quindi visto che anche lui ha più tempo libero in questo periodo possiamo giocare insieme. Questa esperienza mi sta insegnando molte cose come il valore della famiglia, l’importanza della scuola e soprattutto di voi professori che ci aiutate quando ne abbiamo bisogno. Inoltre ho imparato che non bisogna dare niente per scontato perché da un momento all’altro anche le cose più normali ci possono essere tolte. Spero che potremo rivederci presto anche se credo che per quest’anno non si tornerà a scuola. Mi piacerebbe almeno poter salutare tutti visto che poi dal prossimo anno andremo alla scuola superiore.

C’è del bello in tutto, anche nelle cose più piccole (Noemi)

Cara Preside, in questo periodo di quarantena come ha scritto lei mi è servito molto a pensare a cosa fare, che strada scegliere e mi sono concentrata sulle mie passioni e su quello che mi piace. L’arrivo in Italia del Coronavirus ha portato un enorme cambiamento nella vita di tutti noi. La situazione va affrontata con coraggio e nel rispetto di noi stessi e degli altri.

C’è del bello in tutto, anche nelle cose più piccole. Non solo negli agi e nelle ricchezze; infatti in questo momento sto cercando proprio di trovarle, di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno e con molta positività. “Perché dopo la pioggia arriva il sole e per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte” (K.Gibran). La vita è un ciclo continuo, sempre in movimento: i bei tempi passano, passeranno anche i momenti difficili e non dobbiamo temere di essi perché dai momenti tristi nasce il meglio e arriva la gioia. Soli in compagnia di noi stessi dobbiamo fermarci a riflettere, non per sfuggire alla solitudine, ma per affrontare una condizione che appartiene alla vita umana individuale. In queste settimane abbiamo riscoperto il valore della socialità. Ci manca il contatto fisico con la gente, un abbraccio, una carezza; ognuno di noi cerca di sminuire questa mancanza, chi con una videochiamata e chi cantando a squarciagola dal balcone: “Azzurro” di Celentano… Nel febbraio del 1993 una emergente Laura Pausini vinceva la categoria “Novità” del festival di Sanremo con la canzone intitolata “La solitudine”. Una delle strofe dice: “La solitudine è tra di noi”. Questa frase racchiude, secondo me, un concetto importante e profondo anche se espresso con la leggerezza di una ragazza in cerca di lavoro. Lo scrittore britannico Aldous Huxley scriveva: “Noi viviamo insieme, agiamo e reagiamo gli uni con gli altri eppure, in tutte le circostanze, siamo soli”. La solitudine non è da intendere banalmente come una separazione dalla massa. Ci si può, infatti, sentire spaesati e fuori luogo anche in gruppo. Questo perché la solitudine è da intendere come una condizione dell’individuo, perennemente presente nella vita. L’uomo è spaventato da questa sensazione quando non riesce a riconoscere sé stesso per la mancanza di riflessione. Spesso si sente dire che l’essere umano è spaventato all’idea di stare da solo con i suoi pensieri. Io credo invece che l’individuo sia spaventato dallo stare completamente da solo, senza i suoi pensieri. Fermarsi permette all’uomo di sviluppare pensieri propri e personali, impossibili da conseguire in altro modo in un mondo che bombarda di idee, considerazioni, senza lasciare il tempo all’essere umano di assorbirle e di rielaborarle. La solitudine è ascoltare il vento e non poterlo raccontare a nessuno. Ad esempio, troppo spesso gli individui non hanno una reale opinione circa un argomento ma sostengono quella che è stata trasmessa loro in maniera più convincente. La visione di un film è rapida e attraverso le immagini, trasmette concetti molto spesso inequivocabili, la lettura di un libro; invece è più lenta e permette di interpretare le pagine in una maniera totalmente personale, stimolando la riflessione. Tutti questi elementi del ragionamento allontanano l’uomo dalla formazione di quei pensieri che rendono meno angosciante la solitudine. Eppure più passano gli anni e più questa tendenza anti riflessiva aumenta. La mancanza di riflessione è una vera malattia e l’uomo non l’ha ancora capito. Rimanere soli a contemplare le lampadine spente appese sul soffitto di casa nostra fa sempre più paura. La soluzione apparentemente più semplice è fare in modo che le porte delle relazioni sociali non si chiudano mai, facendo sempre far passare un po’ di luce; la tecnologia rappresenta un salvagente in questo senso. 

Ho capito attraverso al Corona virus (o COVID-19) come la nostra vita di persone normali può cambiare in un secondo grazie ad un essere vivente, che non è neanche una briciola e che si può vedere solo con il microscopio e che ha ucciso così tante persone. Infatti in questo caso si capisce che l’apparenza inganna; viviamo in un mondo dove domina la virtualità, un mondo di maschere, apparenza e finzione, il grande scopo della vita è trovare di nuovo la realtà. Un’altra cosa che mi ha fatto intuire il virus è che in questo periodo stiamo capendo che siamo tutti uguali e fragili allo stesso modo, siamo lì a tendere/dare la mano a chiunque, aiutandolo e vincendo questa lotta. L’uguaglianza delle e tra le persone va costruita con impegno attraverso il riconoscimento del loro valore e dei loro diritti. Ogni persona con la sua diversità, specialità e originalità, ha una propria funzione da svolgere nel suo contesto e nella società, poiché essa altro non è che una piccola cellula di un immenso organismo. Quest’organismo è a sua volta la cellula di un organismo maggiore e così in crescendo, fino ad arrivare alla dimensione mondo.

Io penso che in questo periodo sia nata una fiamma negli italiani, cioè la fiamma della speranza, di non abbandonarsi alla disperazione e allo sconforto; ci dobbiamo ricordare che non siamo a casa tanto per noi, ma quanto per proteggere chi è più debole. C’è una battaglia e la debbiamo vincere insieme, non possiamo scappare. C’è una sola Italia, è fatta dagli italiani che si sono sentiti abruzzesi nel momento del terremoto, siciliani contro la mafia, genovesi se crolla un ponte e milanesi oggi. Noi vinceremo, trionferemo restando adesso lontani fisicamente, ma vicini con il cuore. E quando sarà finito tutto potremo dire: “È stata dura, ma ce l’abbiamo fatta” e il muro che ci avevamo costruito come bandiera dal virus se ne andrà, ci riabbracceremo di nuovo. Ritorneremo alla solita vita, ma con in mente le lezioni che ci ha insegnato la quarantena. Non disdegnate mai quello che le altre persone hanno da insegnarvi, perché anche quando vi sembra di sapere tutto, ci sarà sempre qualcosa a voi sconosciuto; tipo come in questo caso questo virus che nessuno se lo aspettava tutto questo momento di crisi sanitaria, economica, lavorativa, psicologica e sociale. In questa situazione deve avere la forza di un leone e la quiete di un tramonto per attraversare la vita di questi giorni, la personalità non si ostenta, o ce l’hai o no. L’intelligenza non grida, ma ragiona. La maturità non offende, ma si confronta e soprattutto la coscienza pulita non evita, ma affronta.